Congresso mondiale della Quarta Internazionale: risoluzioni contro l’invasione russa dell’Ucraina e la guerra interimperialista |
Pubblichiamo qui la risoluzione
alternativa presentata da alcune delegazioni, respinta con
31 voti a favore, 80 contrari e 9 astenuti e la
risoluzione presentata dalla maggioranza dell’IC uscente,
approvata dal Congresso con 95 voti a favore, 23 contrari,
3 astenuti e 5 non votanti. |
La delegazione al congresso di Sinistra
Anticapitalista, a larga maggioranza, ha
sostenuto la risoluzione alternativa coerentemente
col voto, largamente maggioritario che si era espresso
in merito nella nostra assemblea nazionale nel gennaio
scorso. |
RISOLUZIONE ALTERNATIVA SULL' UCRAINA Per avere un orientamento solidale ed utile verso i lavoratori della regione e per mantenere la nostra tradizione di antimperialismo e indipendenza di classe, la guerra in Ucraina deve essere compresa nel suo contesto geopolitico e storico sulla base di una rigorosa analisi materialista dei fatti che l’hanno determinata, al fine di evitare caratterizzazioni errate e conclusioni affrettate. Sulla base di queste premesse, l’obiettivo di questa risoluzione è sviluppare un orientamento alternativo a quello espresso della nostra corrente politica dopo il 2022. Dopo la stesura di questa risoluzione, eventi drammatici hanno confermato la nostra analisi generale. Il 12 febbraio, Trump ha avuto una conversazione telefonica con Putin e ha annunciato l’inizio dei colloqui di pace. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha poi incontrato il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in Arabia Saudita per avviare il processo di spartizione dell’Ucraina. Sia il governo ucraino che l’UE sono stati umiliati essendo entrambi esclusi dal processo. Trump ha incredibilmente incolpato Zelensky di aver scatenato la guerra. Ha chiesto il 50% delle materie prime ucraine, senza nemmeno offrire una garanzia di sicurezza in cambio. Si è ripetutamente rifiutato di promettere la partecipazione dell’Ucraina ai colloqui di pace formali che dovrebbero iniziare. Gli Stati Uniti, insieme a Israele e alla Russia, hanno votato contro la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina. Questo è il quadro del nuovo ordine mondiale prospettato da Trump, in cui il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” dell’era successiva alla Seconda guerra mondiale sarà fatto a pezzi. Trump sembra essere motivato da due calcoli: in primo luogo per concentrarsi sul più importante rivale dell’America, la Cina, e in secondo luogo come mezzo per soddisfare le aspettative della sua base elettorale. Se si concluderà, sarà una pace inter-imperialista, così come lo è stata la guerra, oltre ad essere una legittima lotta dell’Ucraina contro l’aggressione, un conflitto per procura inter-imperialista. Si baserà su un’importante cessione di territorio alla Russia e di risorse minerarie rare agli Stati Uniti. Il fatto che sia probabile che la nuova posizione dell’amministrazione statunitense possa portare alla fine della guerra tanto più sottolinea la natura di questo conflitto per procura. Senza il sostegno attivo degli Stati Uniti, a prescindere dalle scelte personali di Zelensky e del governo, essi non potranno continuare a combattere. Probabilmente saranno costretti ad accettare, nonostante le loro obiezioni, una pace umiliante. L’idea che in risposta a questo sviluppo dovremmo chiedere all’amministrazione Trump di continuare a inviare armi all’Ucraina è assurda. In questo modo ci allineeremmo con la parte più bellicista della classe capitalista in Occidente. Invece, pur denunciando l’ingiusta spartizione dell’Ucraina da parte di Stati Uniti e Russia, dobbiamo concentrare la nostra agitazione sul sostegno al popolo ucraino con i metodi della classe operaia. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per ottenere la cancellazione del debito ucraino. Dobbiamo opporci attivamente ai tentativi russi e statunitensi di rubare le risorse naturali dell’Ucraina. Dobbiamo cercare di approfondire le nostre relazioni con i sindacalisti, gli attivisti di sinistra e gli altri ucraini. Dobbiamo cercare di costruire movimenti contro il processo di militarizzazione europea, che ora rischia di accelerare ulteriormente. La lunga dinamica di stagnazione che si è protratta a partire dalla Grande Recessione del 2007-2008, iniziata nei principali centri imperialisti, l’impatto aggiuntivo della pandemia e i cambiamenti nella correlazione internazionale delle forze derivanti dallo spostamento dei principali centri di produzione del valore a Sud e a Est, nonché l’esaurimento della dinamica della finanziarizzazione come meccanismo di recupero del profitto con poca o nessuna accumulazione…. hanno espresso due dinamiche fondamentali a livello mondiale: a) l’aggravarsi delle tensioni interimperialiste; b) una crescente instabilità politica derivante, in termini generali, dall’interazione dei seguenti fattori: rafforzamento della destra radicale, crisi delle forze di gestione politica e frammentazione e indebolimento complessivo della sinistra, dalla socialdemocrazia alla sinistra rivoluzionaria. Per quanto riguarda la prima dinamica, ci sono attualmente quattro punti caldi principali di tensione interimperialista (Palestina e Medio Oriente, Ucraina ed Europa orientale, Sahel e Africa subsahariana, Taiwan e Sud-Est asiatico), e due guerre aperte in piena escalation (la guerra di Israele – con il sostegno americano ed europeo – contro la Palestina, lo Yemen e il Libano e i suoi attacchi alla Siria e, soprattutto, all’Iran, e tre anni di guerra in Ucraina dopo l’invasione da parte della Russia e una guerra per procura della NATO contro la Federazione Russa). Diversi diplomatici, analisti e attivisti avvertono che le attuali escalation potrebbero andare in due direzioni: una convergenza dei conflitti aperti e il rischio che possano infiammare tutte le aree di tensione, portando a un conflitto globale con un alto rischio di utilizzo di armi nucleari. In questa risoluzione, proviamo ad affrontare, mettendole a fuoco nello spazio e nel tempo, le cause, la natura e i possibili esiti della guerra in Ucraina, affermando al contempo l’impegno antimperialista, la linea antimilitarista e la solidarietà internazionalista della Quarta Internazionale con le classi lavoratrici ucraine e russe. Mettere a fuoco L’attuale tensione nel mondo è legata al tentativo dell’Occidente, principalmente degli Stati Uniti, di impedire con mezzi commerciali, finanziari, politici e militari il declino del suo potere nel mondo. La disastrosa guerra condotta da Washington dalla fine della Guerra Fredda, che ha causato circa 4 milioni di morti e 40 milioni di sfollati nell’arco che va dall’Afghanistan alla Libia, passando per l’Iraq e le guerre nell’ex Jugoslavia, è legata alla concezione neocon, condivisa da repubblicani e democratici, del dominio esclusivo del mondo, formulata nel 1992 e messa in pratica da allora. L’ascesa della Cina, la reazione della Russia e la crescente alienazione del Sud, cioè della maggioranza della popolazione mondiale, sono da tempo segnali di crescenti tensioni nel mondo. La priorità americana per l’Europa ben nota e documentata, era quella di separare la Germania dalla Russia e di impedire l’integrazione dell’Unione Europea nel conglomerato geoeconomico eurasiatico la cui principale forza motrice è Pechino (questo concetto è stato chiaramente incorporato nei documenti adottati dal vertice NATO di Madrid del giugno 2022). La Cina è il principale partner commerciale dell’UE. La Russia era il suo principale partner energetico. Gli Stati Uniti stanno per rompere queste due relazioni. La rottura con la Russia è già acquisita e durerà non meno di qualche decennio (l’attacco al Nord Stream nel Mare del Nord esprime molto bene la posta in gioco). Per la Cina l’obiettivo è più difficile, ma sta facendo progressi (AUKUS, crescente cooperazione tra NATO e Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Australia, ecc.) Il risultato sarà, e lo è già, una crescente subordinazione dell’UE agli Stati Uniti, una grave recessione economica in Germania (direttamente influenzata dalla disconnessione energetica con la Russia e dalla guerra tariffaria in corso con la Cina), un’ascesa dell’estrema destra e un approfondimento della crisi politica dell’UE aperta più di un decennio e mezzo fa dalla crisi dell’euro, dalla crisi politica e sociale dell’Europa mediterranea, dalla Brexit e dalle politiche criminali di repressione dell’immigrazione. Definire il conflitto C’è una duplice tendenza a sinistra nel semplificare le cause e la natura della guerra in Ucraina. Alcuni la riducono a una lotta di liberazione nazionale contro un’invasione “non provocata” da parte di un regime autoritario. Questa visione non è molto lontana dal discorso iniziale di alcuni funzionari della NATO e dell’UE, che insistono nel demonizzare Putin e nel ritrarlo come un pazzo deciso a ricostruire quello che Reagan chiamava “l’impero del male” sovietico e a conquistare l’intera Europa orientale. Altri parlano di uno scontro inter-imperialista senza ulteriori specificazioni sul processo (il discorso di gran parte dei BRICS e delle formazioni staliniste o mao-staliniste nostalgiche dell’URSS), ignorando l’invasione russa e il diritto dei popoli all’autodeterminazione, cercando così di giustificare e scusare la decisione di Putin. Per caratterizzare correttamente il conflitto attuale, è necessario comprendere che esiste una dialettica tra le due dinamiche (oppressione nazionale e confronto interimperialista). Ma le dinamiche della guerra hanno indubbiamente imposto un cambiamento del loro intreccio, nella misura in cui la volontà di resistenza della maggioranza della popolazione ucraina all’inizio dell’invasione di Putin è stata progressivamente subordinata agli obiettivi, ai metodi e alla direzione politico-militare delle potenze che sostengono Kiev contro la Russia. Allo stesso tempo, la stagnazione della situazione militare nel quadro di una lunga guerra di logoramento ha favorito una crescente disaffezione, un’alienazione e atteggiamenti sempre più ostili alla guerra tra settori sempre più ampi della popolazione (come la fuga in massa dei coscritti e le diserzioni non meno massicce dei soldati ucraini, che non credono all’illusoria promessa di vittoria). Sebbene non vi siano dubbi sul fatto che la Federazione Russa sia l’unica responsabile di questa invasione criminale da condannare, come tutte le aggressioni imperialiste, è palesemente falso pretendere che essa non sia stata provocata. Uno sguardo al passato segnato dalla collera E’ necessario ricordare qualche fatto per focalizzare il contesto dell’invasione del 24 febbraio 2022: La guerra fredda non si è mai conclusa del tutto dopo il crollo dell’ex URSS e del blocco orientale, avvenuto più di trent’anni fa. La conversione di interi settori delle ex burocrazie all’etno-nazionalismo per rimanere al potere, come già era avvenuto nell’ex Jugoslavia, e l’intervento delle grandi potenze per operare una restaurazione capitalistica neoliberista e mafiosa e per favorire conflitti a proprio vantaggio, sono stati una costante nell’Europa dell’Est a partire dagli anni Novanta. È impossibile comprendere l’attuale conflitto senza vedervi il traumatismo della disgregazione dell’Unione Sovietica e del crollo dei Paesi dell’Europa dell’Est, nonché la dialettica dei conflitti armati che hanno avuto luogo in tutto il mondo dopo la fine della Guerra Fredda (gli attacchi della NATO all’ex Jugoslavia, all’Afghanistan e alla Libia, e le due invasioni americane dell’Iraq). In tutti i casi, tranne che in Afghanistan, si trattava di Stati tradizionalmente alleati della Russia), così come l’estensione della NATO, senza e contro la Russia, e l’allargamento dell’UE verso l’Europa dell’Est, aspirando a questo supermercato capitalista, neoliberista e sempre più dispotico dei Paesi dell’ex sfera d’influenza sovietica. La base materiale che spiega il grande antagonismo tra una NATO egemonizzata dagli Stati Uniti e la Russia è la natura del capitalismo politico russo che, dall’inizio degli anni Duemila, non è più permeabile alla penetrazione degli interessi del capitalismo transnazionale globalizzato e cerca di garantire gli interessi delle proprie oligarchie sulla base di un potere bonapartista autoritario e antioperaio che cerca di salvaguardare le proprie zone di influenza tradizionali e il proprio rentierismo estrattivista. Né si può comprendere la reazione imperialista e militarista di Putin senza capire che ciò che è scoppiato nel febbraio 2022 è la conclusione di un conflitto di influenza in Ucraina tra la Russia da un lato e gli Stati Uniti e l’UE dall’altro. Negli anni ’90, sotto Bill Clinton, l’Ucraina era il terzo maggior beneficiario degli aiuti statunitensi, dopo Israele e l’Egitto. Una guerra annunciata da numerosi analisti, non da alcuni anni, ma già da decenni in alcuni casi. È inoltre importante ricordare che l’invasione ordinata da Putin nel 2022 sarebbe stata impossibile se non ci fossero state le dinamiche della guerra civile in Ucraina dopo il 2014, iniziate dopo il rovesciamento di Yanukovych e l’occupazione russa della Crimea che ne è seguita. Questa dinamica, senza alcun dubbio, è stata amplificata e approfondita dell’intervento segreto della Russia e il sostegno militare (parliamo di 3 miliardi di dollari di assistenza militare tra il 2014 e il 2022), finanziaria e tecnica degli USA e degli altri paesi della Nato a Kiev nel conflitto inter-ucraino ( per riprendere il termini di Stephen Koktin, “l’Ucraina non è nella Nato, ma la Nato è nell’Ucraina”). L’assenza della volontà politica di mettere in pratica gli accordi di Minsk 1 e Minsk 2 (“erano rivolti a guadagnare tempo”, secondo quanto detto da Angela MerkeL ) ha egualmente aperto la porta alla diplomazia coercitiva del Cremlino nell’autunno del 2021, come è ormai di conoscenza pubblica, esigendo dalla Nato che si impegnasse a non integrare l’Ucraina, richiesta che è stata rigetta da questa organizzazione militare, del tutto consapevole delle conseguenze di un tale rifiuto. Tutti gli attori del conflitto hanno calpestato il diritto all’autodeterminazione Se tutte le potenze imperialiste coinvolte nel conflitto ucraino invocano, in un modo o nell’altro, il diritto all’autodeterminazione, tutte l’hanno calpestato, (lo stesso vale per l’“antifascismo” e l’“antinazismo” invocati da entrambe le parti, quando, come sappiamo, i governi russo e ucraino si affidano a forze e correnti di estrema destra per stimolare il militarismo nei loro rispettivi Paesi). Il neo-zarismo di Putin ha ovviamente calpestato il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina, una condannabile “invenzione” attribuita alla malizia di Lenin, anche se poi organizza “referendum” poco legittimati in territori come la Crimea (anche se la maggioranza della popolazione era probabilmente favorevole all’annessione del 2014 per la storia specifica dell’enclave) o privi di legittimità nelle zone che occupa nel Dombas. Tra il 2014 e il 2022, il regime nazionalista di Kiev non ha rispettato nemmeno i diritti culturali dei russofoni e il loro desiderio di ottenere una autonomia politica in Ucraina (per non parlare del diritto all’autodeterminazione dei Dombas). Ma l’imperialismo occidentale non ha rispettato l’autodeterminazione di Kiev, né quando ha sabotato il preaccordo raggiunto nei colloqui di pace tra Ucraina e Russia in Turchia nell’aprile (perché la guerra non era ancora servita a esaurire sufficientemente la Russia in termini militari, come sosterrebbe Boris Johnson), né quando indica all’Ucraina cosa attaccare, quando e con quali armi, subordinando totalmente il processo decisionale ucraino ai propri interessi. I governi occidentali non si preoccupano della rovina economica e demografica dell’Ucraina, che ha già perso un terzo della sua popolazione, un’intera generazione di giovani mutilati, centinaia di migliaia di morti, di orfani e vedove, e un quinto del suo territorio nazionale. Il solo obiettivo dell’imperialismo occidentale è stato quello di sfinire la Russia. Dinamiche, implicazioni e rischi del conflitto Nessuna delle guerre per procura della Guerra Fredda è stata combattuta nel Nord, tanto meno ai confini (o addirittura all’interno dei confini) di una grande potenza come la Russia. Oggi il dibattito verte sull’opportunità o meno di attaccare una potenza nucleare con armi a lungo raggio quando è stato dimostrato che l’Ucraina non può vincere una guerra di logoramento convenzionale… o di riconoscere la realtà e i “difensori dell’autodeterminazione ucraina” finiscono per costringere Zelensky a negoziare. Durante la guerra fredda esistevano trattati di limitazione degli armamenti nucleari. Oggi questi trattati sono stati sistematicamente sabotati, prima dagli Stati Uniti e più recentemente dalla Russia. Questo ha portato a uno scenario probabilmente più pericoloso della crisi dei missili di Cuba del 1962, quando fu applicata la Dottrina Monroe, che vieta la presenza di interessi, regimi alleati o basi militari di altre grandi potenze, non solo ai confini degli Stati Uniti, ma in tutto il continente americano. Va anche ricordato che l’entusiasmo iniziale dei ministeri degli Esteri occidentali per le prospettive aperte dalla guerra per procura della NATO contro la Russia sulle spalle dell’Ucraina ha portato molti dei loro rappresentanti a coltivare la prospettiva di un Afghanistan slavo (per usare l’espressione di Hilary Clinton), che avrebbe dissanguato la Russia fino a costringerla a un cambio di regime a Mosca. Biden, Von der Layen, Borrell e Stoltemberg hanno ripetuto fino alla nausea che i crimini di guerra commessi rendevano impossibili i negoziati e che occorreva perseguire la la sconfitta totale della Russia. Alla luce di ciò che tollerano quotidianamente a Netanyhou da oltre un anno, l’ipocrisia dell’imperialismo occidentale è davvero scandalosa. Se così è stato fin dall’inizio, è sempre più chiaro che questa guerra non può concludersi con una vittoria militare totale per nessuna delle due parti senza trasformare il conflitto in una guerra interimperialista diretta con un altissimo rischio di utilizzo di armi nucleari, che, per sua stessa natura, non può essere vinto evidentemente da nessuno. È quindi del tutto evidente che l’uso delle armi occidentali (prima armi leggere, poi blindati, bombe a grappolo, aerei da combattimento e missili a medio e lungo raggio) per intensificare e prolungare la guerra, moltiplicherà le morti e le distruzioni e ci porterà pericolosamente vicini a una guerra mondiale. Il recente “piano di vittoria” presentato da Zelenski nelle cancellerie occidentali è abbastanza esplicito nella sua ricerca della “vittoria”, impegnando la NATO in una guerra aperta contro la Russia. In effetti, uno dei grandi pericoli di questa guerra è che il deterrente nucleare passivo venga eroso e che Putin decida di sostituirlo con un deterrente nucleare attivo (cioè l’uso di un’arma nucleare tattica per ripristinare la sua credibilità), cosa che non si può escludere del tutto (l’insistenza dei politici occidentali sul fatto che “la minaccia nucleare russa è un bluff” è altamente irresponsabile e pericolosa, cosa che, purtroppo, credono anche persone di sinistra). Tutte le informazioni disponibili indicano che la Russia sta lentamente, anche se con difficoltà, vincendo una terribile guerra di logoramento con enormi perdite da entrambe le parti, che è riuscita a resistere alle sanzioni economiche e che ha rafforzato i suoi legami geopolitici e geoeconomici con la Cina. Costruendo un’economia di guerra e affrontando l’impatto delle sanzioni, la Russia non solo ha rafforzato l’aspetto repressivo del suo regime autoritario bonapartista (ricordiamo che Putin è un moderato, se si considera che il Cremlino è pieno di persone che invocano attacchi nucleari su Parigi, Londra e Washington…), ma è stata costretta a intraprendere un processo di reindustrializzazione che consentirà una crescita economica significativa piuttosto che il crollo voluto da Washington e Bruxelles. Sebbene questa situazione favorevole alla Russia possa risentire molto rapidamente del crollo del prezzo del petrolio (non si può escludere un’operazione simile da parte dell’Arabia Saudita per indebolire la Russia e l’Iran), sembra che la guerra abbia determinato un cambiamento strutturale geopolitico e geoeconomico di portata ancora sconosciuta. Stanno inoltre emergendo informazioni che indicano che l’Ucraina è dietro il sabotaggio del Nord Stream, con l’aiuto diretto di uno o più Paesi della NATO (e senza dubbio con l’autorizzazione di Washington, se non una sua implicazione diretta nell’attacco) cosa che dissipa le accuse iniziali di una pretesa responsabilità russa. Sulla militarizzazione dell’Europa Il vecchio progetto dell’UE della difesa, promosso e legittimato dalla guerra in Ucraina, non solo riflette il desiderio di rafforzare il suo “hard power”, in particolare nella lotta per il controllo delle risorse in Africa all’interno della logica estrattivista dominante, ma mira anche a consolidare il suo ruolo di forza vassalla complementare degli Stati Uniti in un progetto di dominio imperialista globale che non sembra realizzabile, dati rapporti di forza presenti sul campo. L’invasione di Putin ha permesso alla NATO di estendersi alla Finlandia e alla Svezia, aggiungendo nuove tensioni con la Russia e ponendo fine a una lunga storia di neutralità per questi Paesi (che ha parzialmente attutito le grandi tensioni durante la Guerra Fredda). Tutto questo a condizione che la Svezia accetti di facilitare l’estradizione di alcuni militanti curdi che si sono rifugiati nel Paese scandinavo e che la NATO guardi dall’altra parte mentre il regime turco di Erdogan lancia un’invasione su larga scala del Kurdistan iracheno e siriano – una guerra che, per inciso, è passata completamente inosservata dai media occidentali. Come è noto, la NATO difende i valori democratici in Turchia fin dai tempi della Guerra Fredda, proprio come ha fatto in passato quando ha accolto il Portogallo di Salazar e la Grecia dei Colonnelli. Nelle sue relazioni con la Russia, l’UE è priva di una diplomazia da molti anni. Ha una “politica dei diritti umani”, cioè un uso politico selettivo dei diritti umani per fare pressione sull’avversario. Ha una politica di immagine e propaganda di guerra culturale: basti vedere l’abbondanza di russofobi a cui assegna i suoi premi letterari e civili, dalla neocon Anne Applebaum agli scrittori ucraini Serhij Zhadan e Andrei Kurkov, il cui merito principale è il razzismo culturale contro tutto ciò che è russo, fino al detestabile presidente francese Emmanuel Macron, che si vanta di inviare truppe francesi in Ucraina. Ha anche una politica di sanzioni, che attualmente si sta ritorcendo contro, e infine ha una politica militare. Il mondo di Bruxelles ha tutto questo, ma non la diplomazia. Dichiarazioni come quelle del capo della diplomazia europea, Josep Borrel, per cui “la situazione si deciderà sul campo di battaglia”, testimoniano di una logica puramente militare. Esiste un legame strutturale tra la militarizzazione europea e l’intervento militare dell’Europa e della NATO in Ucraina. Da un lato, la militarizzazione del continente è legata alla necessità stessa dell’intervento militare e al crescente coinvolgimento dell’Europa nel conflitto. Dall’altro, la guerra in Ucraina viene usata come pretesto per accelerare e reintrodurre un programma strategico di intervento militare. Esiste un legame strutturale tra la militarizzazione europea e l’intervento militare dell’Europa e della NATO in Ucraina. Da un lato, la militarizzazione del continente è legata alla necessità stessa dell’intervento militare e al crescente coinvolgimento dell’Europa nel conflitto. Dall’altro, la guerra in Ucraina serve da pretesto per accelerare e reintrodurre un programma strategico di militarizzazione europea su più ampia scala e a creare un clima politico in cui sia molto difficile contrastarla. È quindi contraddittorio opporsi formalmente alla militarizzazione dell’Europa e allo stesso tempo sostenere il crescente e infinito intervento militare in Ucraina, quando l’Ucraina è il principale motore della militarizzazione del continente. Una guerra catastrofica per i popoli dell’Ucraina e della Russia Questa guerra è stata catastrofica da ogni punto di vista: per il livello di morte e distruzione (alcune stime parlano di quasi un milione di morti), per la spirale militarista e reazionaria che ha propagato tra le grandi potenze, per l’immensa distruzione di risorse che ha provocato in un mondo che ha bisogno di investire massicciamente nella transizione energetica e in misure urgenti per stabilizzare il clima… Infine perché ha alimentato le dinamiche di fascistizzazione tipiche delle spirali ultranazionaliste, sia in Russia che in Ucraina, ma anche in Europa e nel resto del mondo. Alimentare la guerra in corso e sostenere l’interventismo della NATO porta a un’escalation senza fine che non farà altro che aumentare la spirale di morte e distruzione in Ucraina, senza alcuna prospettiva di una vera fine e con il rischio che la situazione vada fuori controllo e che il conflitto si estenda a Paesi terzi. La sola soluzione per l’autodeterminazione dell’Ucraina è il negoziato per porre fine alle ostilità, il ritorno alla neutralità e la rinuncia all’adesione alla Nato. Se i negoziati del marzo-aprile 2022 non fossero stati sabotati, si sarebbero evitati quasi tre anni di guerra e si sarebbero salvate centinaia di migliaia di vite. E la posizione negoziale dell’Ucraina sarebbe stata molto più favorevole subito dopo il respingimento dell’assalto iniziale di Putin a Kiev. Oggi che anche la NATO, attraverso Rutte, riconosce che la guerra può finire solo al tavolo dei negoziati, dopo averla alimentata per anni al solo scopo di usare gli ucraini come carne da cannone nella sua guerra per procura contro la Russia, i negoziati saranno molto più difficili per l’Ucraina. Non si può nemmeno escludere, come i segnali iniziano a mostrare, che la NATO negozierà alle spalle dell’Ucraina quando l’organizzazione militare giungerà alla conclusione di non aver più bisogno dei suoi servizi. I precedenti storici non mancano ed era perfettamente prevedibile fin dall’inizio della guerra. La legge marziale imposta dal governo Zelensky, che ha vietato i partiti, perseguitato gli attivisti e imposto una terapia d’urto ultraliberista alla popolazione, gli consente anche di prolungare il suo mandato senza andare alle urne. Il suo destino è legato al sostegno delle potenze occidentali e non è più chiaro se la maggioranza della popolazione ucraina sia favorevole al proseguimento della guerra. Un sondaggio condotto dal media ucraino ZN nel giugno 2024 ha mostrato che il 44% della popolazione era favorevole a negoziati di pace immediati. Tenuto conto della situazione in Medio Oriente e della dichiarazione di Zelensky per cui l’Ucraina aspirerebbe a diventare “un grande Israele con le sue proprie caratteristiche” e che la “sicurezza” sarà la sua principale risorsa (in effetti, le truppe ucraine hanno partecipato a quasi tutte le avventure militari di Washington dagli anni ’90, anche in Afghanistan, Medio Oriente e Afghanistan) e tema centrale dell’Ucraina del dopoguerra, è importante ricordare che l’uso della sofferenza di persone innocenti è già servito a legittimare la creazione di Stati gendarme totalmente asserviti agli interessi imperialisti. Così come l’“industria dell’olocausto” ha servito gli interessi criminali del sionismo, non è escluso che il regime di Kiev capitalizzi l’attuale sofferenza del popolo ucraino per legittimare la creazione di un nuovo Israele nell’Europa orientale, utilizzando l’antagonismo con la Russia come principale carta economica, politica e militare. La creazione dello Stato di Israele disorientò inizialmente ampi settori dell’opinione pubblica progressista, servì a lavare la coscienza sporca dell’Europa riguardo al giudaicidio e permise di sbandierare la retorica dell’“unica democrazia della regione” e della “civiltà contro la barbarie”… con i risultati che conosciamo ottant’anni dopo. La guerra in Ucraina ha galvanizzato tutta una serie di tendenze reazionarie già presenti nell’Unione Europea, negli Stati Uniti e in Russia: l’ascesa del militarismo, l’espansione della NATO, l’aumento dei bilanci militari, la riconfigurazione dell’industria militare; ha contribuito a seppellire l’agenda ambientalista; ha promosso l’unità nazionale intorno al difensismo “democratico”, l’etno-nazionalismo e ha accelerato la svolta autoritaria in tutti i Paesi. In questo senso, la Quarta Internazionale si impegna a promuovere processi di organizzazione e di lotta contro queste tendenze e ad alimentare e partecipare ai movimenti contro la guerra, la militarizzazione e per la denuclearizzazione. Il nuovo internazionalismo deve cominciare ad organizzarsi contro gli interessi e le politiche della borghesia in ciascun paese. Riprendere lo slogan “guerra alla guerra” e “il nemico principale è nel nostro paese” è essenziale perché la classe operaia prenda coscienza dei pericoli verso cui ci porta la dinamica interimperialista; perché si riprendano le migliori tradizioni del movimento operaio contro il bellicismo e il militarismo. Per questo la IV Internazionale porterà avanti le seguenti rivendicazioni: Pace immediata senza annessioni e ritiro delle truppe russe Smilitarizzazione e denuclearizzazione delle frontiere. Stop invio delle armi da parte dei paesi imperialisti. Diritto al ritorno per tutti i rifugiati della guerra, compresi i renitenti alla leva e i disertori dei due paesi. Amnistia immediata per i prigionieri politici, ripristino del diritto di manifestazione, di riunione e di organizzazione e fine della legislazione di emergenza sia in Russia che in Ucraina. L’accoglienza dei renitenti, dei disertori e dei rifugiati dei due campi senza porre ostacoli burocratici e giuridici nei paesi dove decidono di stabilirsi nel caso di necessità. L’esproprio degli oligarchi russi e ucraini che hanno usato l’etno-nazionalismo per rimanere al potere e mandare al macello i proletari di entrambi i Paesi. L’abolizione del debito estero ucraino e la fine della colonizzazione economica e finanziaria dell’Ucraina da parte del capitale internazionale, nonché delle misure neoliberiste e antioperaie del governo Zelensky . Lo scioglimento di tutti i blocchi militari (NATO, OTSC, AUKUS, ecc.). Il diritto all’autodeterminazione dei Donbas. La Quarta Internazionale è egualmente solidale Con la lotta contro le proprie borghesie in Ucraina e in Russia: no agli accordi con l’imperialismo in Ucraina, no ai progetti militaristi In Russia. Per la fraternizzazione internazionalista e la fine del conflitto, senza revanscimi e saccheggi. Con le organizzazioni sociali, sindacali e politiche dissidenti perseguitate e/o direttamente colpite dagli effetti della guerra in entrambi i Paesi, in particolare con i nostri compagni del Sotsialnyi Rukh in Ucraina. Solidarietà con le classi lavoratrici ucraine e russe, porre fine alla guerra e alla spirale suicida del militarismo! 28 febbraio 2025 |
RISOLUZIONE SULL' UCRAINA (approvata a maggioranza dal 18° congresso della Quarta Internazionale) 1. Nel febbraio 2022, Putin ha lanciato una massiccia invasione dell’Ucraina con l’obiettivo di rendere questo paese un satellite russo. Questo tentativo ha già provocato centinaia di migliaia di morti e feriti. Ma il regime di Mosca è da tempo caratterizzato da un’ideologia imperialista espansionista grande-russa, che ritiene che le superpotenze abbiano il diritto di estendere la loro zona di influenza con ogni mezzo possibile, sfidando le norme consolidate del diritto internazionale e legittimando una nuova era di redistribuzione imperialista. Per il Cremlino, quindi, l’aumento quotidiano del costo umano di questa aggressione non è un motivo per fermarla; un’ulteriore intensificazione è necessaria per terrorizzare il popolo ucraino e costringerlo alla sottomissione. 2. Quella che doveva essere una “operazione militare speciale” per far cadere il governo di Kiev in pochi giorni si è trasformata in uno stallo di tre anni, in una guerra su larga scala. Questo sviluppo è stato inaspettato non solo per Putin, ma anche per le potenze occidentali – Biden si era persino offerto di aiutare a Zelensky ad espatriare. È proprio la determinazione e la resilienza della resistenza ucraina che ha ostacolato i piani di Putin fino ad oggi. 3. L’invasione dell’Ucraina non è stata solo un tentativo di riaffermare il ruolo della Russia nella competizione capitalistica, ma anche un tentativo deliberato di rafforzare il controllo sulla società russa e di schiacciare il dissenso. Gli attivisti contro la guerra sono stati perseguiti e condannati a lunghe pene detentive con accuse inventate. Le organizzazioni socialiste, come quella dei nostri compagni del Movimento socialista russo, sono state costrette a sciogliersi e i loro membri sono dovuti fuggire. Se le femministe continuano a mobilitarsi, lo fanno sotto costante pressione, con minacce di carcere anche solo per aver pronunciato la parola “guerra”. 4. In quanto internazionalisti, difendiamo il diritto del popolo ucraino all’autodeterminazione e sosteniamo il suo diritto a resistere all’invasione. I movimenti popolari sono parte integrante di questa resistenza e conducono una lotta su due fronti, contro gli occupanti e contro il governo Zelenskyj. In questa lotta ineguale noi siamo solidali con le altre forze progressiste del paese. Chiediamo alla sinistra internazionalista di sviluppare una solidarietà politica e materiale con i sindacalisti, le femministe e i militanti delle organizzazioni sociali e democratiche in Ucraina. Come è stato fatto dalla Quarta Internazionale fin dall’inizio dell’invasione nel quadro della “Rete europea di solidarietà con l’Ucraina” (ENSU/RESU) e con l’organizzazione di sinistra ucraina, Sotsialnyi Ruth. 5. Una volta ancora sottolineiamo che noi non ci facciamo alcuna illusione sulla natura del regime ucraino. Il suo è un governo di destra e neoliberista che non esita ad attivare la paura per restare al potere. Vuole sia soddisfare i capitalisti nazionali, sia rassicurare le potenze occidentali sulla sua capacità di adattarsi alle loro esigenze. Le sue politiche antisociali e antidemocratiche sono controproducenti per la difesa dell’Ucraina perché si oppongono ai bisogni delle classi popolari, provocano risentimento, indeboliscono la fiducia sociale e, di conseguenza, il governo ricorre a misure sempre più autoritarie. Ciò rende ancora più importante la solidarietà internazionale con la classe operaia ucraina e le sue organizzazioni, contro l’attacco russo e in completa indipendenza dal potere ucraino. Non possiamo abbandonarli in un momento in cui hanno più che mai bisogno di solidarietà e tanto più perché la nostra visione dell’emancipazione è quella di una lotta dal basso dove il popolo si solleva per lottare in completa indipendenza dal potere e dalle grandi potenze. 6. L’attacco della Russia all’Ucraina è parte della crisi globale del capitalismo, delle tensioni interimperialiste crescenti, dell’ascesa dell’estrema destra e del militarismo. Il regime russo è intervenuto in Ucraina, Armenia, Georgia e Kazakistan, ha sostenuto il regime reazionario di Bashar El Assad ed è sempre più coinvolto in Africa. Gli Stati Uniti stanno manovrando in Sud America, Asia-Pacifico, Europa e Africa, armando costantemente Israele e sostenendo tutte le sue aggressioni. La Francia, dal canto suo, cerca di mantenere la sua posizione in Africa e reprime il movimento indipendentista dei Kanak. Per non parlare del fatto che la guerra di aggressione di Putin ha rivitalizzato la NATO, precedentemente dichiarata “cerebralmente morta”, e ha permesso alle principali potenze occidentali di rafforzarla ed espanderla. 7. Invocando l’invasione russa, i governi occidentali fingono di essere impotenti a sostenere chi è colpito dall’inflazione e dall’aumento dei costi dell’energia, minando tacitamente la solidarietà che invocano. Nel frattempo, le forze di destra prendono sempre più di mira i rifugiati ucraini o li contrappongono ad altri migranti. 8. Ovviamente, il sostegno che gli Stati Uniti e i governi occidentali stanno dando all’Ucraina non si basa su un punto di vista anticoloniale, dal momento che stanno, in particolare, permettendo al colonialismo israeliano di svilupparsi senza ostacoli. Le potenze imperialiste occidentali stanno usando la guerra per cercare di indebolire il loro rivale russo e, allo stesso tempo, sfruttano il bisogno di aiuti dell’Ucraina per imporre la propria morsa sul Paese. Tuttavia, questo non è un motivo per cui il popolo ucraino, che ha bisogno e merita tutti i mezzi necessari per difendersi, debba rifiutare questi mezzi o che noi dobbiamo ostacolare questi aiuti. 9. Spetta ora alla sinistra mobilitarsi e chiedere che il sostegno al popolo ucraino sia concesso incondizionatamente, invece di essere legato all’attuazione e all’approfondimento delle misure neoliberali. Per questo chiediamo l’immediata e totale cancellazione del debito ucraino, il rispetto del diritto al lavoro, allo studio e al mantenimento dei servizi pubblici, l’esproprio dei grandi capitalisti e la lotta alla corruzione per aiutare il popolo ucraino e opporsi al potere imperialista. 10. L’aumento mondiale delle spese militari mostra che noi dobbiamo più che mai fare campagna contro gli insensati programmi di riarmo strategico reciproco, soprattutto quello nucleare, contro il commercio delle armi, molte volte rivolto verso le dittature e per un controllo democratico (nazionalizzazione) dell’industria delle armi, sostenendo però il diritto dei popoli colonizzati a difendersi, compreso attraverso le armi. 11. Mentre scriviamo queste righe, la Russia sta lanciando nuovi attacchi. La distruzione di intere città, infrastrutture ed ecosistemi viene utilizzata per imporre il dominio dell’imperialismo grande-russo, così come il rapimento e la deportazione di bambini, la distruzione della cultura ucraina e la soppressione delle libertà nelle zone occupate. Putin non fa mistero delle sue richieste per punire l’Ucraina per la sua ostinazione: riconoscimento delle acquisizioni territoriali illegali, sostituzione del governo “illegittimo e nazista” di Zelensky, drastica riduzione delle forze armate ucraine, non adesione alla NATO. 12. È chiaro che parte dell’estrema destra occidentale preferirebbe un accordo con Putin che rafforzerebbe la loro agenda ultra-reazionaria condivisa e lascerebbe l’Ucraina impotente e divisa, ridotta a una neocolonia della Russia. Il governo cinese sta dando un sostegno concreto al Cremlino, presentando le richieste di resa dell’Ucraina come proposte negoziali. Anche una parte delle classi dirigenti europee e americane potrebbe essere tentata, a un certo punto, da una pace che non solo soddisferebbe Putin, ma ripristinerebbe anche le relazioni commerciali con Russia e Cina. 13. Trump ormai ritiene che gli ucraini siano responsabili della guerra. La sua posizione predatoria e mercantilista, che chiede di “ripagare” gli aiuti dati all’Ucraina attraverso il sequestro del 50% delle risorse minerarie e di terre rare del Paese, e altri privilegi a venire, è un’illustrazione particolarmente brutale e odiosa di questa logica. 14. Una parte della sinistra autoproclamatasi anti-guerra, è d’accordo con questa logica ed è pronta a lasciare l’Ucraina alla mercé permanente del regime russo, sia per campismo anti-statunitense che per pacifismo. Riteniamo che qualsiasi “pace” basata su tali condizioni e imposta contro la volontà del popolo ucraino sarà solo il preludio di ulteriori occupazioni e violenze in futuro. È tempo che la sinistra sviluppi una propria strategia di sicurezza, basata sulla partecipazione popolare e sul controllo democratico. Ciò è diventato più che mai cruciale di fronte agli “accordi” inter-imperialisti stipulati tra Trump e Putin. L’unica soluzione duratura a questa guerra passa per: il non riconoscimento delle annessioni e il ritiro completo delle truppe russe; tutte le trattative e tutti gli accordi devono essere sottoposti al controllo della popolazione; la garanzia della capacità dell’Ucraina di difendersi contro ogni minaccia imperialista futura. La pace duratura è possibile solo se si fonda: sul diritto del popolo ucraino e delle sue minoranze interne, di determinare liberamente il proprio futuro e sviluppare le loro culture indipendentemente dalle pressioni esterne, dagli interessi dell’oligarchia, dai regimi neoliberisti al potere o dalle ideologie dell’estrema destra; sul rispetto dei diritti politici, sociali e del lavoro, compreso il diritto di sciopero, di riunione pacifica e di elezioni libere; sul diritto di tutte le rifugiate e rifugiati e delle persone sfollate a causa della guerra di rientrare a casa loro o di installarsi nei paesi dove risiedono attualmente; sullo smantellamento della dittatura di Putin e la liberazione di tutte le prigioniere e tutti prigionieri politici e di guerra. Noi collochiamo la nostra lotta contro la guerra in Ucraina e per la sconfitta della Russia nella lotta contro il militarismo e l’imperialismo. La lotta contro la guerra per la solidarietà internazionale richiede: lo smantellamento di tutti i blocchi militari NATO, CSTO, AUKUS. l’istituzione di un sistema di relazioni internazionali basato sull’uguaglianza di tutte le nazioni, sul controllo dal basso, sulla diplomazia aperta e sulla condanna di tutte le forme di aggressione imperialista e nazionalista; la cancellazione del debito ucraino; la creazione, sotto il controllo delle/i cittadine/i ucraine/i, di un fondo per la ricostruzione, la difesa e il miglioramento delle condizioni di vita, finanziato da tasse eccezionali sui profitti dei capitalisti occidentali che hanno fatto affari con le loro controparti russe e sui profitti delle compagnie di armi e di altri profittatori di guerra, nonché dall’espropriazione delle fortune degli oligarchi russi e ucraini. 28 febbraio 2025 |